Stavolta il segnale contro la strage delle donne arriva forte e ufficiale, direttamente dal Consiglio dei Ministri. Il Governo ha infatti approvato il decreto che contiene le nuove norme di contrasto al femminicidio. Un impegno deciso che apre novità importanti sul tema della violenza di genere.

Stavolta il segnale contro la strage delle donne arriva forte e ufficiale, direttamente dal Consiglio dei Ministri. Il Governo ha infatti approvato il decreto che contiene le nuove norme di contrasto al femminicidio. Un impegno deciso che apre novità importanti sul tema della violenza di genere.

Dodici gli articoli che costituiscono il nuovo provvedimento, per un impianto normativo guidato principalmente da tre obiettivi: prevenzione, certezza delle pene, protezione delle vittime.

Tra le misure approvate spicca, in modo particolare, l’aumento di un terzo della pena se alla violenza assiste un minore, la cosiddetta violenza assistita. L’inasprimento della pena, però, è previsto anche se il delitto di violenza sessuale è consumato ai danni di donne in stato di gravidanza o se il fatto è consumato ai danni del coniuge, anche divorziato o separato, o dal partner. Dunque, una tutela delle fasce più fragili e non protette, che si allarga poi ai provvedimenti contro il cyberbullismo. Con una novità importante: l’arresto obbligatorio in flagranza per delitti di maltrattamento familiare e stalking. Una misura grazie alla quale, alle forze di polizia, viene data la facoltà di buttare fuori di casa il coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna. Nel caso di violenze subite da soggetti stranieri, inoltre, è stato stabilito un permesso di soggiorno per motivi umanitari.

Altro pilastro del decreto è la querela irrevocabile. Per inteso: una volta presentata denuncia, questa diventa irrevocabile in modo da sottrarre la vittima dal rischio di una nuova intimidazione allo scopo di farla desistere. Obiettivo: consentire alle donne vittime di violenza, di non temere di mantenere in piedi un’azione di denuncia.

Infine, a completare il pacchetto governativo, l’introduzione di un nuovo piano straordinario di protezione delle vittime di violenza sessuale e di genere con azioni di intervento multidisciplinari, a carattere trasversale, per prevenire il fenomeno, potenziare i centri antiviolenza, i servizi di assistenza, e formare gli operatori.

Novità anche in merito all’iter processuale. Ai processi per femminicidio viene infatti data corsia preferenziale con l’introduzione di un patrocinio gratuito per le vittime di violenza, a prescindere dal reddito. Non solo: chi da oggi sente, o sa di una violenza in corso, può telefonare alla e dare tranquillamente il suo nome sapendo che lo stato garantisce l’anonimato.

I dati. Le indicazioni che giungono dall’Oms parlano di una donna uccisa ogni 2 giorni e mezzo, con 65 vittime nei primi 6 mesi del 2013. La violenza sulle donne è anche un problema economico. I costi diretti e indiretti delle violenze sulle donne nel nostro Paese ammontano a 2,4 miliardi di euro. In Italia, inoltre, si stima che 6.743.000 donne, tra i 16 e i 70 anni, siano vittime di abusi fisici o sessuali e circa 1 milione abbia subito stupri o tentati stupri. Luogo della violenza è per lo più la coppia o la famiglia. Il 33,9% delle donne ha subito violenza per mano del proprio compagno e il 24% di quante l’hanno subita da un conoscente o da un estraneo non ne parla. Il 14,3% delle donne è stata vittima di atti di violenza da parte del partner, ma solo il 7% lo ha denunciato. Altrettanto allarmante il dato secondo cui il 33,9% di coloro che subiscono violenza per mano del proprio compagno, e il 24% di coloro che l’hanno subita da parte di un conoscente o di un estraneo, non parla con nessuno dell’accaduto. La violenza domestica, inoltre, è la seconda causa di morte per le donne in gravidanza.

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