Serve apertura. Ma al centro, c’è un vero problema irrisolto: la fragilità della famiglia.

Serve apertura. Ma al centro, c’è un vero problema irrisolto: la fragilità della famiglia.

Dobbiamo riconoscerlo: la decisone adottata dal Tribunale di Roma – che nei giorni scorsi ha riconosciuto l’adozione di una bimba nata da procreazione assistita eterologa, all’interno di una coppia di donne omosessuali - rappresenta un passo importante nell’evoluzione culturale del sistema educativo italiano. Al di là degli steccati ideologici che si annidano nell’opinione pubblica, o delle radicali resistenze conservatrici che animano larghe frange del mondo politico, c’è una società del reale, la società del quotidiano, che vive lontana da quell’immobilismo retrivo, spesso invisibile, o calato dall’alto, che avvince la libertà dell’individuo e comprime la necessaria crescita culturale del Paese.

adozioni gay

Progetto Donna Ceteris si interfaccia di fronte a questo scenario da un punto di osservazione a largo campo visivo, che spazia sulla moltitudine di eventi causa di instabilità della vita di coppia, delle famiglie, dei rapporti genitori-figli, dei minori. Una lente capace di avvicinare alterità, complessità, cambiamenti, nel tentativo di decifrarne i linguaggi, le ragioni, i comportamenti. E’ questo ciò contraddistingue la nostra attività.

La violenza di genere, che resta ancor oggi la prima sfida sulla quale investiamo il nostro impegno, la nostra passione, e la nostra spinta progettuale, ci ha consentito di svelare nel tempo l’altra faccia (spesso drammaticamente sconosciuta alle miopi apparenze della città globale), di molte, moltissime famiglie, cosiddette normali. Una faccia oscura, anticamera di maltrattamenti, tensioni e contraddizioni invivibili, che non poche volte finiscono per approdare nel sangue e negli omicidi più spietati. E’ quello che viviamo ogni giorno. Lo tocchiamo con mano nella nostra attività associazionistica, nelle casistiche quotidiane che si presentano ininterrottamente davanti alle nostre operatrici, nelle percentuali di violenza che crescono nonostante la missione di servizio che garantiamo quotidianamente sul territorio.

Cosa significa questo? Significa una verità che occorrerebbe ripetere, per quanto troppe volte ribadita e nel contempo rifiutata: la famiglia, il modello famiglia che ad ogni costo vogliamo tutelare, nella sua integrità di valori, nella sua certezza educativa, nella sua fissità sociale, attraversa, e non certo da oggi, una delicatissima fase di superamento dei suoi tradizionali equilibri (quelli di genere, di coppia, di linguaggio, di ruoli, di eredità etica), che se continueremo a rifiutarne gli esiti, affermando – forse per ragioni di opportunità politico-culturale, o per timore di un cambiamento al quale non siamo pronti – un’immagine statica e convenzionale, che nei fatti però è solo un’entità in via di estinzione, largamente destrutturata, rischieremo pericolosamente di metterci fuori dalla storia, incapaci di relazionarci con le dinamiche naturali che il tempo dell’umanità produce, inadatti a governare e, ancor prima, a capire la comunità di cui siamo parte e in cui ci muoviamo, in ognuna delle sue pieghe, anche quelle più distanti dal nostro orientamento etico e di pensiero. Questo non vuole dire abdicare all’idea della famiglia. Bensì, difenderla nella sua crescita all’interno della società. Perché la famiglia è un soggetto che vive, che opera, che pensa e agisce nella società, non al di fuori. Di più. La famiglia è la società. E ne assorbe, ne anticipa, ne traduce ogni percorso. Nelle evoluzioni del rapporto padre-madre, in quello genitori-figli, si fa portatrice di un nuovo disegno di convivenza collettiva che non può essere immutato nel tempo, ma è semmai il risultato di un mondo che guarda avanti, criticamente, e con fiducia.

famiglia tradizionale

Donna Ceteris si fa portatrice di questa missione. Agire per difendere la famiglia, ma a servizio di una famiglia che è anche diversità e cambiamento. Perché non è l’ancestrale contenitore di genere, uomo-donna, a garantire l’infallibilità di un curriculum educativo, ma è l’esistenza di un sentimento genitoriale tangibile, la volontà di trasmettere valori di tolleranza e di dialogo, l’educazione all’altro, queste, le fondamenta reali su cui la famiglia edifica un passaggio generazionale forte, in grado si muoversi nel tempo in cui viviamo.

Se fosse vero il contrario, non avremmo ad esempio quella dilagante diffusione di fenomeni come il cyberbullismo, che oggi rappresenta un indice di solitudine dei figli allarmante. Adolescenti recintati nel loro malessere, sempre più distanti dai genitori, smarriti in uno spazio virtuale che li contrappone gli uni agli altri, che aggredisce la vita fino ad ucciderla.

E’ forse questa allora la vittoria della famiglia in cui crediamo? O è forse quella dei padri che uccidono le madri lasciando vittime sul campo di morte anche i loro figli? Chiediamoci: è la forma, o il posizionamento di genere, che davvero garantiscono la certezza dei valori a cui aderiamo? O semmai, sono gli uomini e le donne, con il loro potenziale umano, la loro solidità culturale, a scegliere la vita, a farne un primato da difendere sempre e comunque?

Un anno fa, Papa Francesco disse apertamente: “Chi sono io per giudicare i gay?”. Una dichiarazione che fece discutere, e che aprì irrimediabilmente una nuova via sul labirinto chiuso in cui la Chiesa aveva camminato per secoli. Ecco, come Donna Ceteris riteniamo necessario riprendere lo spirito delle parole del pontefice: provare, cioè, ad affiancare i cambiamenti che si alternano nelle complesse dinamiche sociali del tempo in cui viviamo, cercando di non irrigidirsi su posizioni di giudizio che spesso paralizzano l’incontro, lo scambio, il dialogo, ma mettendoci in discussione a favore di una crescita che incida positivamente sulle nostre famiglie. Lo vogliamo apertamente, non con gli infingimenti di chi plaude alle aperture del Papa, per poi restare chiuso nella propria diffidenza.

L’equiparabilità delle coppie gay alla coppia tradizionale uomo-donna e la conseguente possibilità per le stesse di adottare minori in maniera equiparata alle coppie eterosessuali è un argomento sul quale occorre aprire dei tavoli di confronto.

papa francesco

La Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha fatto un ulteriore passo disponendo l’adottabilità da parte del partner dello stesso sesso del genitore di un minore avuto da precedente unione, proprio come è possibile fare con l’adozione del figlio del coniuge.
Molti Stati stranieri hanno già da tempo dato riconoscimento alle coppie gay e molti hanno anche concesso loro la possibilità di adottare equiparandole alle coppie eterosessuali. Solo in Europa si parla di Regno Unito, Spagna, Svezia, Norvegia, Danimarca, Belgio, Paesi Bassi, Islanda, Israele che consentono l’adozione alle coppie dello stesso sesso.

Quello di Roma è uno dei tanti casi di famiglie omogenitoriali, sempre più numerose anche nel nostro Paese. E la decisione presa dal Tribunale ha dimostrato come sia giuridicamente rilevante il fatto, accertato con rigore, che entrambe le donne svolgono il ruolo di madri per la piccola, “partecipando entrambe dell’affetto della bambina e ricambiandolo parimenti entrambe, con slancio e abnegazione intelligente, per garantirle la migliore qualità della vita in un periodo così importante qual è l’infanzia“.
Tradotto? Non è l’orientamento sessuale o il genere dei genitori ”a garantire le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere i ruoli e le responsabilità educative che ne derivano“.
C’è da chiedersi, allora, in questo dibattito destinato a durare, chi davvero abbia volontà di guardare in faccia il problema, se coloro che con coraggio denunciano il vuoto valoriale e genitoriale che risuona nel modello di famiglia contemporaneo, oppure coloro che continuano a proclamare liturgie e moralismi ideologizzati rifiutando di confrontarsi sulla realtà delle cose, nel tentativo di smuovere quella palude di conformismo conservatore nel quale l’informazione, la politica, e più in generale l’opinione pubblica del nostro Paese sta affondando.
Più nel merito, dunque, occorrerebbe parlare dell’assenza di politiche per la famiglia adeguate, dell’urgenza di un aggiornamento normativo che interessa i minori, e di un sostegno indispensabile al sistema scuola, che da sempre, nel suo ruolo di agenzia educativa, intercetta le frequenze del disagio giovanile, facendosi portatrice di un’opera di sostituzione della famiglia determinante per la crescita dei ragazzi e delle ragazze.
Apertura, consapevolezza, senso del reale. Sono queste le parole da cui occorre avviare un vero cambiamento.

di Silvana Maniscalco
(Presidente Progetto Donna Ceteris)

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