Riscrivere la propria missione mettendo al centro la società. L’immagine che emerge dall’ultimo Rapporto Svimez sull’andamento della crescita economica in Italia ci restituisce uno scenario desolante e sul quale non possiamo stare a guardare.

Riscrivere la propria missione mettendo al centro la società. L’immagine che emerge dall’ultimo Rapporto Svimez sull’andamento della crescita economica in Italia ci restituisce uno scenario desolante e sul quale non possiamo stare a guardare.

Ad allarmarci, fra tutti gli indicatori al ribasso, è di sicuro il tasso di disoccupazione, che nel 2014 si è attestato al 12,7%, con una percentuale del 9,5% nel Centro-Nord e del 20,5% nel Sud. Un quadro che, nello stesso anno, ha visto nel meridione una perdita di ben 45mila posti di lavoro, numero sul quale, a fare le spese sono state soprattutto le donne. Tra di loro, i cosiddetti Neet, la fascia di chi non studia né cerca più un’occupazione: di questi, circa due milioni sono donne, a maggioranza del Sud. Più nel dettaglio: nel 2014, a fronte di un tasso di occupazione femminile medio del 64% (media europea) in un età compresa fra i 35 e i 64 anni, il Mezzogiorno è rimasto fermo al 35,6%. Ancora peggio se si osserva l'occupazione delle giovani donne under 34: a fronte di una media italiana del 34% (in cui il centro-Nord arriva al 42,3%), e di una media europea del 51%, il Sud si è fermato al 20,8%. Tra i 15 e i 34 anni sono quindi occupate al Sud solo una donna su 5.

LA SOCIETÀ CI CHIEDE UN NUOVO IMPEGNO

Una situazione, questa, che inevitabilmente si ripercuote su molteplici dinamiche che attraversano l’attività di un Centro Antiviolenza, com’è appunto Donna Ceteris. Ecco perché occorre riflettere su questi dati, perché ci consentono di reinventarci, riscrivendo, o meglio, allargando l’oggetto del nostro agire sociale. La violenza, lo stalking, il malessere che ferisce le relazioni fra uomo e donna va contestualizzato, oggi più che mai, in una realtà di profonde privazioni, di continue difficoltà materiali e crescenti tensioni socio-emotive. Una società che perde la dignità del lavoro diventa più debole, esposta a variabili di crisi che non riguardano solo i numeri, ma soprattutto l’anima delle persone. Occuparsi di violenza sulle donne in quest’epoca comporta quindi l’assunzione di nuove responsabilità, Di più: dotarsi di nuove competenze, aprire altri orizzonti, tendere verso altri obiettivi, saper leggere la società che ci circonda con una lente più ravvicinata, che sappia tradurre i fenomeni di violenza di genere nelle molteplici declinazioni psico-sociali che stanno alla radice, offrendo, a chi ne è vittima, soluzioni nuove, progettualità multi-disciplinari, non solo più assistenza legale, psicologica o accoglienza.

RISCRIVERE LA NOSTRA MISSIONE

Un Centro che si occupa di cultura di genere deve così diventare una proposta di cambiamento civico e sociale, oltre il servizio quindi, oltre l’affiancamento. Una cellula in movimento nel tessuto economico di una società, che incida sulla realtà, che sappia attraversarla, richiamando all’opera la società civile e le sue migliori risorse culturali. Oggi non si può fare altrimenti in una congettura di attualità dove i Centri che si occupano di violenza contro le donne sono sempre più legati a politiche di tagli da parte degli enti pubblici, restrizioni che limitano attività, interventi e programmazione. Ecco perché reinventarsi diventa una necessità di sopravvivenza.

UNA NUOVA SUSSIDIARIETÀ

Educazione, diritti, cooperazione, emancipazione, integrazione interculturale, inclusione sociale, problema abitativo. Sono solo alcune delle aree di impegno sulle quali occorre spingersi per riscrivere la missione di un Centro Antiviolenza, applicando, secondo un approccio bottom up, quei principi di partecipazione e dialogo con tutti gli enti civici della società in cui operiamo, nell’ottica di una vera sussidiarietà orizzontale. Ecco, oggi dobbiamo essere costruttori di un Welfare generativo, superando l’approccio dell’assistenzialismo, e integrando i tradizionali servizi pubblici in una chiave di miglioramento, per promuovere forme di cittadinanza attiva che rendano i soggetti tradizionalmente considerati deboli protagonisti di una società viva. Donna Ceteris riparte da qui allora, dal cambiamento. Oltre gli standard operativi consolidati in questi straordinari 20 anni, oltre la piaga della violenza considerata come fenomeno a sé. Il focus che animerà la nostra prossima programmazione metterà al centro le donne in termini di empowerment e di autodeterminazione. Una piccola rivoluzione culturale che sappia germogliare opportunità lavorative, autosufficienza economica e un necessario riscatto di dignità.

di Silvana Maniscalco

Presidente Associazione Donna Ceteris

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