Rivendicare i diritti non è una guerra

Quello che non ci può spaventare, sono i diritti e le libertà degli altri. Il grande dibattito in corso in queste settimane sulle unioni civili deve necessariamente ripartire da qui.

Quello che non ci può spaventare, sono i diritti e le libertà degli altri. Il grande dibattito in corso in queste settimane sulle unioni civili deve necessariamente ripartire da qui.

Dalla parola diritti. Dalla necessità di rivedere un sistema di regole che è anzitutto un sistema di pensiero. In questo processo ci deve guidare una postura di onestà, la stessa onestà di osservare e tradurre il mondo che ci circonda nei suoi cambiamenti reali, nelle evoluzioni relazionali, nelle sempre più trasparenti e complesse dinamiche comportamentali di una società che è plurale, multietnica, in costante mobilità, una società aperta.

Come Centro Antiviolenza viviamo questi processi di mutazione ogni giorno, interfacciandoci con una moltitudine di eventi che esprimono il cuore di una complessità sociale non sempre facile da inseguire.
L’instabilità della vita di coppia, la crisi delle famiglia, del rapporti genitori-figli, la condizione sui minori, sono solo alcuni dei macro-temi che tratteggiano la nostra operatività, e rispetto ad ognuno di essi occorre sempre uno sforzo di equilibrio e di verità. Ce lo impone la realtà, rispetto alla quale non possiamo contrapporre narrazioni diverse, distorte.

Il sistema tradizionale delle relazioni, la famiglia stessa, oggi attraversano uno percorso di difficoltà che dobbiamo avere il coraggio di guardare.

Questo significa che i modelli che ad ogni costo vogliamo tutelare, nella loro integrità di valori, nella loro certezza educativa, nella loro fissità sociale, sono nel pieno di una delicatissima fase di superamento dei tradizionali equilibri (quelli di genere, di coppia, di linguaggio, di ruoli, di eredità etica), che se continueremo a rifiutarne gli esiti, affermando – forse per ragioni di opportunità politico-culturale, o per timore di un cambiamento al quale non siamo pronti – un’immagine statica e convenzionale, che nei fatti però è solo un’entità in via di estinzione, largamente destrutturata, rischieremo pericolosamente di metterci fuori dalla storia, incapaci di relazionarci con le dinamiche naturali che il tempo dell’umanità produce, inadatti a governare e, ancor prima, a capire la comunità di cui siamo parte e in cui ci muoviamo, in ognuna delle sue pieghe, anche quelle più distanti dal nostro orientamento etico e di pensiero.

Questo non vuole dire abdicare all’idea della famiglia. Bensì, difenderla nella sua crescita all’interno della società. Perché la famiglia è un soggetto che vive, che opera, che pensa e agisce nella società, non al di fuori. Di più. La famiglia è la società. E ne assorbe, ne anticipa, ne traduce ogni cambiamento.

C’è da chiedersi, allora, in questo dibattito destinato a durare, chi davvero abbia volontà di guardare in faccia il problema, se coloro che con coraggio denunciano il vuoto valoriale e genitoriale che oggi risuona nel modello di famiglia contemporaneo, oppure coloro che continuano a proclamare liturgie e moralismi ideologizzati rifiutando di confrontarsi sulla realtà delle cose.

Più nel merito, dunque, occorrerebbe parlare dell’assenza di politiche per la famiglia adeguate, dell’urgenza di un aggiornamento normativo che interessa i minori, e di un sostegno indispensabile al sistema scuola, che da sempre, nel suo ruolo di agenzia educativa, intercetta le frequenze del disagio giovanile, facendosi portatrice di un’opera di sostituzione della famiglia determinante per la crescita dei ragazzi e delle ragazze.

Rivendicare uguaglianza e libertà, come avvenuto in questi giorni nelle piazze italiane, non è una dichiarazione di guerra ai nostri valori, ma è semmai una proposta di miglioramento, una spinta alla crescita. Per tutti.

 

di Silvana Maniscalco
Presidentessa Donna Ceteris

Restiamo in contatto

Privacy Policy